Forcellino Gios Compact

Un telaio così importante non poteva non avere il particolare forse più caratterizzante delle nostre biciclette, il forcellino regolabile e intercambiabile "Gios Compact".

Le sue caratteristiche tecniche rispetto al tradizionale forcellino campagnolo le abbiamo più volte sottolineate:

L'innesto verticale della ruota consentiva di accorciare il carro e rendere il telaio più rigido; traslando l'asse della ruota automaticamente il cambio seguiva l'asse del mozzo, garantendo sempre un'ottima cambiata e, cosa da sottolineare, il supporto del cambio era del tutto intercambiabile in caso di incidente. Inoltre la piastrina serviva solo ed esclusivamente da regolazione, in quanto il perno del mozzo poggia unicamente sulla struttura del telaio; si potrebbero addirittura togliere le viti senza che la ruota si muova.

La cosa che più ci rende pieni di orgoglio è che ancora oggi, in tutte le biciclette moderne di qualsiasi materiale, il forcellino posteriore è intercambiabile, invenzione di Gios Aldo del 1986.
Accanto a questi particolari tecnici, parlando di "compact" nella mia mente compaiono vivi alcuni ricordi. Nell'autunno 1985 ricordo una pedalata alla Mandria di Venaria (TO): arrivati al parcheggio, dopo aver scaricato la mia bicicletta, mio padre ne scarica una non verniciata, grezza e senza decalche. Ovviamente rimanendo stupito lo interrogo sul perchè di quella bicicletta "tanto brutta"; " Devo provare una cosa nuova" risponde Aldo come sempre con poche parole. Era il primo prototipo telaio Gios Compact.
Di quel giorno fino ad oggi mi era rimasta solo una mia foto con braccia alzate e body americano, ma sono felice che con il telaio "Prodigiosa" rinascano anche tutti questi ricordi che più di ogni altra cosa fanno parte della nostra storia...

  • Testa Forcella
  • Forcellino Gios Compact
  • Supporto forcellino e rotellina
  • reggisella passafilo

Il primo "particolare" che vado ad illustrare è la testa della forcella, quella che comunemente viene chiamata "con le medagliette": parto da questo progetto, in primo luogo per ordine cronologico, essendo stato inserito nella collezione 1979, ma anche per la particolarità della soluzione. E' infatti dominio comune pensare che l'utilizzo della medaglietta sia una soluzione puramente estetica, ma così non è.

Per comprenderne la  ragione del suo inserimento dobbiamo pensare alla costruzione della forcella. Al di sotto della medaglietta è presente un foro di diametro 5 mm (figura 2). Questo consente di sfiatare durante la brasatura; altro vantaggio è quello di permettere al disossidante cristallizzato di uscire, evitando dunque che rimanga "intrappolato" all'interno della forcella. Aggiungiamo poi che in quel periodo si era soliti alleggerire qualsiasi componente ( ricordiamo alcune corone campagnolo, alcuni cambi, leve freno ecc. ecc. tutti traforati) in un'ottica di risparmio del peso.

Come tutti i progetti va analizzato all'interno del suo contesto e della tecnologia presente al momento della sua invenzione, ma l'inserimento di questa medaglietta è, a mio avviso, un connubio perfetto tra forma e funzione.

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Un telaio così importante non poteva non avere il particolare forse più caratterizzante delle nostre biciclette, il forcellino regolabile e intercambiabile "Gios Compact".

Le sue caratteristiche tecniche rispetto al tradizionale forcellino campagnolo le abbiamo più volte sottolineate:

L'innesto verticale della ruota consentiva di accorciare il carro e rendere il telaio più rigido; traslando l'asse della ruota automaticamente il cambio seguiva l'asse del mozzo, garantendo sempre un'ottima cambiata e, cosa da sottolineare, il supporto del cambio era del tutto intercambiabile in caso di incidente. Inoltre la piastrina serviva solo ed esclusivamente da regolazione, in quanto il perno del mozzo poggia unicamente sulla struttura del telaio; si potrebbero addirittura togliere le viti senza che la ruota si muova.

La cosa che più ci rende pieni di orgoglio è che ancora oggi, in tutte le biciclette moderne di qualsiasi materiale, il forcellino posteriore è intercambiabile, invenzione di Gios Aldo del 1986.
Accanto a questi particolari tecnici, parlando di "compact" nella mia mente compaiono vivi alcuni ricordi. Nell'autunno 1985 ricordo una pedalata alla Mandria di Venaria (TO): arrivati al parcheggio, dopo aver scaricato la mia bicicletta, mio padre ne scarica una non verniciata, grezza e senza decalche. Ovviamente rimanendo stupito lo interrogo sul perchè di quella bicicletta "tanto brutta"; " Devo provare una cosa nuova" risponde Aldo come sempre con poche parole. Era il primo prototipo telaio Gios Compact.
Di quel giorno fino ad oggi mi era rimasta solo una mia foto con braccia alzate e body americano, ma sono felice che con il telaio "Prodigiosa" rinascano anche tutti questi ricordi che più di ogni altra cosa fanno parte della nostra storia...

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Per l'occasione abbiamo voluto andare oltre.

Anche il supporto del forcellino è realizzato come i famosi Gios Compact, attraverso uno stampo in microfusione. A differenza della piastrina tagliata e lavorata in CNC del Prodigiosa (in alto a sinistra), lo stampo del torino magica presenta le pipe di inserimento delle cannette verticali e orizzontali, e in più il supporto della rotellina è compreso nel pendino destro.

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Se nel telaio Prodigiosa ci siamo limitati a raccontare una serie di progetti già esistenti, in questo caso ci siamo spinti un po' oltre e abbiamo creato una soluzione di congiunzione reggisella molto particolare. Scelta la strada dell'abbandono del gommino passaguaina , la cannetta interna con rinforzo saldato alle estremità (come nel super record per intenderci) era sicuramente la soluzione più facile. 

La tubazione columbus spirit, con orizzontale da 28 ha fatto si che potessimo accedere a un'altra serie di congiunzioni mai esplorate prima, ed in particolare ad una congiunzione reggisella che si unisce al tubo orizzontale tramite innesto interno, e non tramite la classica pipa. La soluzione era l'ideale sia dal punto di vista estetico, conferendo al telaio in quella zona un look "filled brazed", ma tecnicamente forniva una buona (anche se non grandissima) superficie su cui poter lavorare per fare uscire la cannetta in ottone senza bucare il leggerissimo tubo orizzontale!

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